Antenne e Metafisica. Un paesaggio posto in alto e usurato dall’indifferenza. Una forza visiva, un intimo gioco di intrecci, prospettive e linearità. Elementi anoressici divenuti uno spazio, uno scorcio, un confine. Manifestazione silenziosa le cui forme uniscono ed inghiottono gli stati, le città, le culture, ma altrettanto le collegano tramite cavi. Immagini esposte una accanto all’altra che fanno del mondo intero un quartiere. Un cavo d’antenna è un filo martoriato che scorre lungo il labirinto dei valori, gli stessi che abbiamo perduto e che bisogna ritrovare e lungo il quale provare a ricostruire l’autenticità umana – quella dell’Unione.
L’Antemetica è la decontestualizzazione di ciò che è stato pensato per rimanere all’esterno, lontano dagli occhi ma divenuto opera d’arte entrando all’interno degli spazi chiusi. L’Antemetica è quel che esce dalle prese, che scorre lungo le mura delle case. È quel che si erge lontano dagli occhi, invisibile ed immobile sopra le nostre teste, rivestito dal buio delle guaine. Antemetica è il nome sul quale camminiamo e lungo il quale esponiamo le nostre idee di cambiamento, d’evoluzione o di rifugio in un tempo passato. Le antenne, come anche i loro derivati e compagni di tetto, sono state e da tempo diventate un simbolo di fede che si erge ancora sui templi delle nostre case. Croci di un presente sparse per il mondo. Ed è proprio la ”verità” da esse trasmessa che guida le speranze di una società. Dei semplici ferri intrecciati, divenuti un ponte tra i due millenni, un percorso che a priori ci compromette. Molte di esse sono oramai inutilizzate, prive di segnale, un campo di battaglia, un cimitero d’informazione.
Fili d’informazione, trasmettitori d’immagini che si propagano sulla crosta terrestre come un’estensione del pensiero umano. Un cerchio, un quadrato, un rombo, un triangolo, un rettangolo, un trapezio. Dei volti, dei corpi, delle frecce, delle armi, dei confini. Nelle loro linee vi si formano e vi si trovano queste ed altre figure. Vuoi il caso, vuoi il destino o una semplice protesta umana.
Aleksandar Stamenov